Ho letto il suo libro e sono rimasta colpita dalla trama. Grazie a lei ho potuto comprendere meglio cosa hanno vissuto i miei nonni quando c’era la seconda guerra mondiale e sono stata meravigliata dalla forza di volontà che i partigiani avevano. Quando mi hanno proposto di leggere il suo libro all’inizio ho accettato perché non leggevo niente da qualche tempo ma poi l’ho aperto mentre ero in pullman e ho letto la prima pagina… non ho più smesso… 

Essendo una ragazza curiosa ecco a lei le mie domande:

Ha qualche personaggio preferito? Se sì ritrova qualcosa di sé stesso nel personaggio?

Quando scrivo un romanzo, tutti i personaggi finiscono per diventare un po’ miei amici, persone che camminano con me e che io accompagno per un tratto di strada… Il personaggio più autobiografico è Enea, che da bambino è timido e fragile, poi prova a comportarsi da duro per mascherare la sua timidezza e alla fine si innamora di qualcosa di grande e di bello, la filosofia, e ne fa la sua ragione di vita. A me è accaduto lo stesso con la letteratura. Un personaggio che ho amato è invece Camilla: nonostante tutte le sue fatiche e i suoi problemi, sa trasformare tutti gli ostacoli in una rampa di lancio e tramuta le sue ferite in bellezza da regalare agli altri. 

 

I personaggi sono stati ispirati a qualche persona reale?

Alcuni sì. Camilla, ad esempio, ha un carattere molto simile a quello di mia moglie e di alcuni miei studenti che, pur vivendo situazioni difficili, si rialzano sempre e non mollano mai. Rodolfo invece è ispirato al fratello maggiore di mio nonno Doroteo, a cui è dedicato il libro. Non ho mai conosciuto Rodolfo: è stato mandato a combattere in Russia durante la Seconda guerra mondiale e non è tornato mai più. Però ho letto le lettere che scriveva dal fronte: alcune le ho anche inserite nel romanzo.

 

Come mai ha scelto il titolo “Quando mi riconoscerai”? Quali erano le altre alternative per il titolo e in quanto tempo l’ha scritto? 

Perché mio nonno Doroteo ha sempre aspettato suo fratello, che dalla Russia non è più tornato. Lo ha aspettato per cinquant’anni, finché gli è stato comunicato che suo fratello era morto in un campo di concentramento russo negli anni della guerra ed era stato sepolto in una fossa comune. Mi nonno però era convinto che si fosse rifatto una vita in Russia. Diceva che un giorno sarebbe tornato, che nessuno lo avrebbe riconosciuto, ma lui sì, per una voglia che Rodolfo aveva sulla mano. Da qui il titolo.

Ho scritto la prima stesura del libro dall’8 giugno del 2016 al 25 agosto del 2016. Me lo ricordo perché mi sono segnato le date. Poi c’è stata tutta la revisione…

All’inizio avevo pensato al titolo “Ma a noi piace così”, che è l’ultima frase del libro. Poi è sembrato troppo adolescenziale e poco di impatto, allora abbiamo optato per il titolo che poi è uscito.

 

Perché ha deciso di scrivere il libro ambientandolo in diversi anni?

Dal punto di vista narrativo, credo che il lettore sia invogliato ad andare avanti per vedere cosa c’entrano i personaggi del passato con quelli del presente. Ma ho voluto usare questa tecnica anche per raccontare ai ragazzi di oggi alcuni fatti storici che rischiano di essere dimenticati, come la ritirata di Russia. Penso inoltre che il libro possa far riflettere su cosa è stato il fascismo: anche questo è un tema attuale, visto alcune nostalgie che a volte sembrano riemergere…

 

Ha qualche episodio che preferisce?

Difficile dirlo. Ma mi piace molto il momento in cui Camilla va da Enea e gli chiede scusa, aprendo la possibilità di un’amicizia tra loro. E mi piacciono moto gli episodi in cui Rodolfo, fiero delle sue idee, sfida i fascisti a testa alta.

 

Dalla bozza iniziale del libro sono cambiate nel corso della stesura molte parti? Quali e perché?

Dopo la prima stesura, ho riscritto il libro due o tre volte, modificandolo profondamente sulla base delle critiche e dei suggerimenti della mia agente letteraria. Questo lavoro è durato circa sette mesi. Poi, qualche mese prima della pubblicazione, ho lavorato con una specialista dell’editoria sul testo, parola per parola. Un libro non nasce mai perfetto, bisogna continuamente limarlo. Ogni libro è anche il frutto di un grande lavoro di squadra.

Rispetto alla prima stesura, ho dato molto spazio alla storia ambientata nel passato e ho intrecciato maggiormente i due piani temporali differenti.

 

Ha mai pensato di finire il libro con il ritorno di Rodolfo e il suo incontro con Viola?

Sinceramente no, perché il vero Rodolfo nella vita non è mai tornato e perché uno dei messaggi del libro è che le persone vere, anche se se ne vanno e non tornano più, lasciano in noi qualcosa di loro che rimane per sempre e che ci rende ciò che siamo.

 

In generale, da dove prende l’ispirazione per scrivere un libro? Crede nella frase di Shakespeare: “Tutto il mondo è un palcoscenico, donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena. Ognuno nella sua vita interpreta molti ruoli e gli atti sono le sette età della vita.”?

L’ispirazione parte sempre da persone e storie reali che incontro. Però io non sono un biografo: ricamo su queste storie, ci costruisco altre storie, realtà e fantasia si fondono per creare qualcosa di nuovo.

La frase di Shakespeare è molto affascinante, ma non la condivido del tutto. La vita è anche teatrale, è vero, però non credo sia solo questione di interpretare un ruolo. Credo invece sia fondamentale cercare la verità di sé stessi, la propria autenticità. Credo sia necessario togliersi le maschere, mostrarsi per ciò che si è e capire come lasciare qualcosa di bello agli altri, alle persone che attraversano la nostra strada o che camminano con noi. Credo sia questo a rendere davvero felici. 

 

Ha già qualche idea per il suo prossimo libro?

Sto scrivendo un nuovo romanzo e sono circa a metà. Parlerà di persone che arrivano in Italia da altri mondi, delle loro storie e delle loro motivazioni. E parlerà degli italiani che li incontrano e delle loro vite che si intrecciano, si fondono. Credo possa essere un tema attuale…

Grazie!

https://www.rizzolilibri.it/libri/quando-mi-riconoscerai/

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